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Testimonianze

La rivoluzione del carbone bianco

« Il nostro cantone vive un'esperienza sconvolgente. Bruscamente tutto ha incominciato a muoversi, a vivere. Ovunque, si vuole recuperare il tempo perso, stupiti di una così lunga inerzia. Questo piccolo paese si scopre improvvisamente un'ambizione di grande nazione. »
Jean Follonier, Le Choucas, no. 25, 1957

« So che alcuni spiriti che vedono più volentieri nel futuro che nel presente, ci dicono: perché tanti sforzi, perché tante spese, mentre l'energia nucleare è alle nostre porte e risolverà come per incanto tutti i problemi che ci sembrano oggi difficili? (…) Ma, contrariamente a ciò che si intende dire spesso, le applicazioni, l'arrivo dell'energia nucleare non è né semplice né particolarmente economico. Non è semplice, poiché bisogna ancora risolvere un gran numero di problemi. Lì non c'è nulla di rivoluzionario, in ogni caso, nulla che può deviarci dal nostro obiettivo che è di dotare il nostro paese ed in particolare modo la sua industria, dell'energia di cui ha bisogno continuando a fornire le nostre cascate, fonti inesauribili, economiche e di cui abbiamo il controllo assoluto. »
Jean-François Munier, Le Choucas, no. 22, 1956

Gli operai

« Quest'unione è simile a quella che legò, in altri tempi, i primi svizzeri di Uri, Schwytz ed Unterwald quando si coalizzarono strettamente per difendere il loro ideale comune. Il nostro ideale è di condurre a termine il nostro immenso compito, ma ciò non può realizzarsi senza una fiducia reciproca gli uni verso gli altri, tra compagni così come tra operai e dipendenti e i loro capi. I risultati raggiunti finora su tutti i cantieri ci mostrano chiaramente quanto possiamo intendere su questa fiducia per arrivare allo scopo nonostante le difficoltà incontrate in galleria, alla diga, nelle centrali e nonostante i rigori del clima d'inverno e d'estate in alta montagna. »
Louis Favrat, direzione Grande Dixence S.A., messaggio del 1° agosto, Le Choucas, no. 15, 1955

Le condizioni di vita

« Senza volerci vantare, non ci sono cantieri di alta montagna la cui organizzazione sociale sia così accurata. Non siamo forse all'avanguardia di tutte le nuove misure che tendono a migliorare la sorte ed il benessere dell'operaio? La convenzione del 1953, l'esistenza di una commissione operaia, l'istituzione di un sistema di premi alla produzione, il miglioramento progressivo del benessere degli operai (alloggi, mensa, trasporti, ecc.) e delle loro relazioni con i capi, l'ingrandimento e la sistemazione della nostra infermeria centrale, già considerata come un ospedale di cantiere dalla CNA, con i suoi due medici, le sue due suore ed il suo personale sanitario, l'attività spirituale moralmente utile del cappellano e altro ancora.»
Jean-François Munier, Bilancio delle attività del servizio sociale, Le Choucas, no. 22, 1956

L'occhio del poeta

« Ed improvvisamente ho visto la Dixence. È in scala con le montagne (…). Ne fui afferrato e mi dissi, con i miei fiori in mano: rallegrati! Torna a rivedere quest'opera ad ogni caso, è la base, la pietra miliare, di paragone, d'inciampo del nuovo paese. 
 
L'ombelico del Vallese è lì, e la pietra incomincia il suo romanzo: frantumata, sbriciolata, scendendo su un nastro trasportatore verso altri impianti e finendo col diventare il calcestruzzo di un grande muro.
 
Sono entrato nella montagna in cima ad una valle coperta di fiori di croco, scossa dalle valanghe, e ne sono uscito in un'altra, molto lontano. Di Cheilon al cantiere di Hohwäng, di fronte al Cervino, ci sono i venti chilometri di un grande collettore che deve convogliare tutte le acque della Viège, tutto l’insieme delle sorgenti, tutte le cascate, tutti i torrenti sorti dai ghiacci che rinchiudono Zermatt dal vasto orizzonte. Il grande collettore ha i suoi rami secondari, i suoi pozzi, i suoi sifoni; l’intero flusso dei ghiacciai che scorre verso la Dixence. »
Maurice Chappaz, Journal intime d’un pays, Treize Etoiles, septembre 1960.


« In pochi giorni, sorgono dal suolo delle case, degli uffici, delle cucine, dei negozi, dei depositi, delle infermerie, delle locande e pure una cappella. Impianti favolosi salgono al cielo, ponti giganteschi corrono da ambo le parti della gola, a cento o duecento metri dal suolo: vagoncini circolano su vie aeree che danno le vertigini. Le macchine russano notte e giorno; la notte, immensi proiettori illuminano il cantiere e l’ombra dei mostri di ferro si prolunga fino al ghiacciaio. »

« Nella gola, le squadre raschiano la superficie della roccia, scavano, puliscono, lavano a grandi getti brutali la base della futura diga. Si vedono passare, lontano sopra il suolo, le benne della teleferica; le funi d'acciaio stridono nelle pulegge. Che curiosi uccelli che salgono e che scendono senza sosta, seguendo sempre gli stessi tracciati? Di tanto in tanto, un uomo, passando, fa un segno. »
Maurice Zermatten, L’eau de lumière : l’épopée de la construction d’un barrage, 1960.

 
Suggerimenti
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